Psicosi

Le condizioni psicotiche possono assumere forme molto differenti e presentarsi con diversi livelli di intensità e di gravità. Possono manifestarsi attraverso alterazioni del pensiero e della percezione, esperienze deliranti o allucinatorie, ritiro dalle relazioni e dalla vita sociale, fino a forme più importanti di disorganizzazione dell’esperienza e del rapporto con la realtà.

Parlare di psicosi significa quindi riferirsi a situazioni cliniche anche molto diverse tra loro. È importante comprendere non soltanto la presenza e l’intensità dei sintomi, ma anche quanto la condizione psicotica abbia modificato o compromesso il rapporto della persona con se stessa, con gli altri e con la realtà, incidendo sulle relazioni, sulle attività quotidiane e sulla possibilità di organizzare la propria vita.

Il trattamento psicoterapeutico delle condizioni psicotiche richiede una particolare attenzione alla situazione clinica e alla fase attraversata dalla persona. Il lavoro non è necessariamente orientato, soprattutto nelle fasi iniziali, all’esplorazione o all’interpretazione dei contenuti psicotici, ma può avere innanzitutto la funzione di costruire una relazione terapeutica sufficientemente stabile e uno spazio nel quale l’esperienza della persona possa progressivamente diventare pensabile e comunicabile.

Nei quadri più complessi il lavoro psicoterapeutico deve essere pensato all’interno di una presa in carico più ampia. In questi casi faccio riferimento anche al modello dell’Integrazione Funzionale di G.C. Zapparoli, che permette di modulare il trattamento e di integrarlo, quando necessario, con l’intervento farmacologico, il lavoro dello psichiatra e quello delle altre figure professionali coinvolte nella cura.