Il problema delle abbuffate

Nei disturbi della bulimia e dell’alimentazione incontrollata (la cosa può anche riguardare l’obesità), uno dei sintomi centrali di queste problematiche  sono le abbuffate incontrollate. Questo problema ha una prevalenza importante nelle donne, e chi soffre di abbuffate incontrollate spesso se ne vergogna e fa di tutto per tenere nascosta questa pratica. Questi comportamenti molto spesso generano un giudizio personale su di sé molto svalutativo. Il sintomo dell’abbuffata si manifesta come un impulso irrefrenabile che spinge l’individuo a dover ingoiare cibo al di la di quella che può essere una sensazione di fame e di gusto per gli alimenti. L’abbuffata è un esperienza che può suscitare diverse reazioni emotive.  Nella bulimia ad esempio, c’è la necessità di eliminare il cibo introdotto per evitare l’aumento di peso che tale pratica comporta se reiterata nel tempo. Nell’obesità invece, l’abbuffata genera un senso di forte scoramento e degradazione, alimentando un senso di colpa verso il peggioramento della propria immagine corporea, già compromessa.

Come fermare le abbuffate?

Ciò che spesso mi viene chiesto dalle pazienti è questo: come faccio a fermare le abbuffate?
Ovviamente una soluzione non può essere fornita all’interno di un semplice articolo, e soprattutto è bene tenere presente che la dove le abbuffate diventano un comportamento che si manifesta per alcuni mesi ininterrotti, allora è bene non illudersi di poter eliminare tale comportamento da sole.
In questo articolo, credo comunque di poter dare alcune indicazioni per iniziare a sviluppare un atteggiamento di aiuto verso questo tipo di problema.

Alcune indicazioni

Chi soffre di abbuffate, nel momento in cui avverte l’esigenza di voler circoscrivere questo problema (va considerato che questa non è una  cosa scontata) deve innanzi tutto provare ad individuare quali sono le situazioni in cui “avviene” l’abbuffata. Quando si è da sole? Alla sera? Oppure si ricerca l’abbuffata come atto volontario? Distinguere questi aspetti è necessario per poter discriminare se l’abbuffata è un qualcosa di cui si ha bisogno (quando è ricercato come atto volontario), oppure se è un qualcosa che invade il proprio quotidiano, la dove si presenta come comportamento improvviso e non controllabile.

Il primo passo

Il primo passo, un passo non banale per riuscire a sviluppare un atteggiamento potenzialmente terapeutico, è quello di esaminare “molto seriamente” quali sono i motivi che impediscono di poter comunicare a qualcuno questo problema. Oppure evidenziare il perché non si può chiedere aiuto ad uno specialista, invece di far rimanere il tutto all’interno del segreto famigliare. Il sintomo dell’abbuffata si alimenta della propria dipendenza (l’effetto che produce sulla psiche del soggetto in genere, è quello da una momentanea e transitoria percezione di sospensione del pensare). L’abbuffata può essere alimentata dalla vergogna e dalla paura di essere giudicati, favorendo l’isolamento e la cronicizzazione. L’abbuffata ha il bisogno della solitudine per poter esistere o per poter rilasciare l’effetto psichico ricercato.

Riflettere sul proprio problema

Queste considerazioni penso possano essere utili per iniziare un autoriflessione in cui si possa provare a mettere tra parentesi la grande capacità di autoingannarsi (oggi è l’ultima volta) oppure di mettere tra parentesi una delle più grandi illusioni (riuscirò a smettere da sola!!).
Attenzione alle illusioni che la mente vi propone!