“Fate la Nanna”, Estivill ha ritrattato veramente?

Il libro “Fate la nanna” è uno dei testi maggiormente conosciuti dai genitori che hanno dei bambini che presentano delle problematiche nel dormire da soli.

Qui di seguito è possibile leggere ciò che l’autore sembra aver ritrattato (in parte direi io) quelle che erano le  indicazioni descritte nel suo libro.

Cosa sembra dire

Una cosa vorrei sottolineare però (sempre che le dichiarazioni che possiamo reperire sui media siano complete) mi pare che l’autore in realtà non ritratti veramente, ma di base sembra suggerire che il suo metodo non può essere applicato ai bambini al di sotto dei 3 anni (a causa di un immaturità di tipo biologico dell’orologio interno) e che forse (aggiungo io) l’ambito di applicazione del metodo si restringe a quei bambini che soffrivano di insonnia infantile per abitudini scorrette.

Quello che è possibile leggere nel libro (per chi lo ha fatto) è quello di cogliere in sottotraccia quello che l’autore pensa dei bambini, dei processi di apprendimento e anche della loro psicologia.

Cosa possiamo ipotizzare che  Estivill pensi dei bambini?

Tutto il sistema Estivill si basa sull’idea (che lui afferma scientifica) ma che semplicemente abbraccia un approccio biologista della vita mentale, in cui “quasi tutto è determinato geneticamente” e che l’influenza psicologica delle relazioni “umane” è quasi nullo. Infatti nel suo metodo lui sostiene che il bambino “deve imparare da solo” ad addormentarsi, togliendo ogni valore alle relazioni con i genitori e con l’ambiente. Se è lodevole pensare che non è “giusto” colpevolizzare i genitori, è anche vero “che da un punto di vista psicologico” non è accettabile l’idea che le interazioni con le figure principali di “attaccamento” non influiscano sullo sviluppo psicobiologico del bambino. Ritengo utile sottolineare che non sono d’accordo con i principi psicologici che sono sottesi al suo metodo, i quali molto semplicemente non tengono in considerazione la matrice relazionale del sé e degli stati mentali del bambino, disconfermando (senza buoni motivi) la ricerca e la pratica della psicologia clinica.

Ecco i passaggi dell’intervista ad Estivill:

Incredibile ma vero: quelle che si leggono nell’intervista digitale di ‘El Paìs’ del 27 settembre sono proprio le parole di Eduard Estivill, noto neuropsichiatra spagnolo che nel 1999 ha pubblicato un famosissimo libro sui metodi per ‘insegnare il sonno’ ai bimbi piccoli; un metodo che in sintesi suggerisce di mettere il bambino a letto ancora sveglio e di ‘educarlo’ ad addormentarsi da solo, attendendo intervalli di tempo ben precisi prima di ritornare da lui, anche se piange.
Ebbene, rispondendo alle domande di alcuni utenti (in occasione, tra l’altro, dell’uscita di un suo nuovo libro rivolto stavolta al sonno degli adulti!), alla domanda 10, una mamma chiede da che età si può iniziare ad applicare il metodo e come si concilia con l’allattamento al seno a richiesta di un neonato.
Questa la risposta di Estivill:
“Di recente abbiamo pubblicato il libro ‘A dormire’, che costituisce un aggiornamento sulle conoscenze riguardanti il sonno infantile. In esso spieghiamo alcune regole per insegnare ai bambini a dormire correttamente conciliando l’allattamento al seno; infatti gli studi scientifici che abbiamo pubblicato sulla rivista spagnola di pediatria sono stati condotti in bambini allattati al seno a richiesta. Nel cervello dei bambini c’è un gruppo di cellule che è il nostro orologio biologico e che ci indica che dobbiamo dormire di notte e stare svegli durante il giorno. Come altre strutture del cervello infantile, questo orologio biologico alla nascita è immaturo. Pertanto i bambini dormono a tratti e, fino a sei mesi di età, non possono dormire di fila per tutta la notte.
Le regole spiegate in ‘Fate la nanna’ valevano per i bambini a partire dai tre anni che soffrivano della cosiddetta insonnia infantile per abitudini scorrette’. Tali norme non possono essere applicate con i bambini più piccoli a causa dell’immaturità del loro orologio biologico. Occorre praticare altre routine, rispettando l’allattamento materno a richiesta per insegnare a questo orologio biologico a sincronizzarsi con l’ambiente e così raggiungere i sei mesi con un sonno notturno adeguato di circa undici ore e tre sonnellini durante il giorno: una dopo la prima colazione, una dopo pranzo e una dopo la merenda. Nel nostro libro ‘A dormire’ spieghiamo queste nuove conoscenze scientifiche e diamo le linee guida appropriate perché il bambino, seguendo l’allattamento a richiesta, possa arrivare a strutturare correttamente il suo sonno”.

Per chi è interessato ad un punto di vista diverso sul come aiutare i bambini a dormire da soli può visionare il mio libro guida cliccando qui